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Archiviato in: Informazione, Interviste, Politica | Tag: Elezioni Europee, Euro, Europa, Leoluca Orlando, ONU, Trattato di Lisbona
Intervista a termine dell’incontro con Leoluca Orlando svolto a Forlì il 14 Novembre
Domanda: Dopo il no dell’Irlanda al trattato di Lisbona, come si evolverà la situazione? che ripercussioni può avere sulle prossime elezioni europee?
Risposta: Come sapete è in corso il tentativo di rimuovere il no dell’Irlanda convincendola ad indire un nuovo referendum, il rischio che corriamo è che possa passare l’idea di un Europa che non si costruisce in maniera unica, ma attraverso le cosiddette cooperazioni rinforzate che riguarderebbero due o tre paesi e non tutta l’Europa. Il sistema delle cooperazioni rinforzate di fatto metterebbe in crisi l’idea d’Europa che procede tutta insieme, simultaneamente. Mi rendo conto però che se dovesse verificarsi l’insistenza da parte dell’Irlanda nella sua posizione negativa l’ipotesi di procedere a macchia di leopardo comincia con essere l’unica realisticamente realizzabile.
Domanda: Che ruolo possono avere le elezioni europee sullo sviluppo dell’Unione Europea?
Risposta: Purtroppo il Parlamento Europeo continua ancora a non avere il ruolo che potrebbe avere rispetto agli esecutivi. Di fatto abbiamo un Parlamento Europeo ma abbiamo un Governo dell’Europa che in realtà è subalterno alla somma dei Governi Nazionali. Credo che se non si risolve il nodo dei Governi Nazionali non si procede, ed è per questo che occorre in qualche modo puntare dopo la moneta anche sulla politica estera e sulla difesa per cominciare a smantellare i Governi Nazionali nei rapporti con l’Europa.
Domanda: Cosa ne pensa di un agenzia che regolamenti la gestione economica e finanziare anche considerando l’attuale situazione?
Risposta: Credo che più che un agenzia occorra una convenzione internazionale secondo modello di Kyoto, che coinvolga oltre all’Euro il Dollaro,la Sterlina, il Rublo, lo Yen e lo Yan. Noi viviamo in una situazione davvero singolare, la Banca Centrale Europea (che è la banca essenzialmente dell’euro), per il 15% appartiene alla Gran Bretagna. E’ francamente singolare che si possa verificare un fenomeno per il quale una moneta appartiene per il 15% ad un’altra moneta concorrente, perché si è proceduto secondo la logica corsara che chi arriva acchiappa qualche cosa. Io credo sia giunto il momento di prendere atto che anche l’Euro,anche lo Yen,lo Yan,il Rublo, la Sterlina ed il Dollaro sono troppo piccoli per le sfide attuali, cominciare col darsi delle regole comuni di comportamento. La nuova Breton Woods di cui tutti parlano a mio avviso non può che essere una sorta di Kyoto per l’economia, per la finanza e per il commercio. Non dimentichiamo come in campo produttivo ci sia l’Organizzazione Mondiale del Commercio di fatto è in crisi profondissima.
Domanda: Che ruolo può avere in questo tipo di globalizzazione l’Organizzazione per le Nazioni Unite?
Risposta: Dipende molto dal comportamento che hanno del grandi potenze, se l’America si considera essere ancora G1, o se qualcuno pensa che il mondo è fatto da G7 o al massimo da G8 è chiaro che l’ONU non avrà mai un ruolo significativo, quello che è importante è che gli aspiranti componenti di un G 1, 7 ,8 , sostengono una dimensione di scelta sovranazionale che è appunto l’ONU.
Questo probabilmente non sarà possibile fintanto che l’ONU vivrà con il sostegno finanziario dei potenti del mondo. Noi abbiamo circa cento Stati che hanno propri rappresentanze all’ONU che non hanno i soldi per pagare i biglietti aerei per mandare i propri rappresentanti alle assemblee delle Nazioni Unite. Se la generosa America, la generosa Francia, la generosa Italia non pagano i biglietti aerei loro non vanno, alla faccia della democrazia del coinvolgimento di tutti gli Stati. Cosa voglio dire al di la di questa che può sembrare una battuta? Sostanzialmente credo che bisogna trovare il modo per cui il finanziamento dell’ONU sia garantito a prescindere dagli interessi dei paesi più significativi, un Presidente Americano è in condizione con un colpo di penna di mettere l’ONU in condizione di non potersi pagare l’affitto per il palazzo di vetro, e quindi perdere casa e sede. Sapete che c’era la proposta di istituire una forma di tassazione a favore diretto dell’ONU. Pensante quanto sarebbe importante se noi potessimo per esempio versare l 8 x mille all’ONU, gli daremmo un autonomia finanziaria evitando che dipenda dai paesi più ricchi. Sarebbe necessaria una più complessiva riforma dell’ONU, esso ancora oggi sostanzialmente è figlio della seconda guerra mondiale, perchè attribbuire il potere di veto ai paesi che hanno vinto la guerra è essere ancora fermi a 60 anni fa. 60 anni fa la Germania aveva perso la guerra, adesso penso che potrebbe legittimamente far parte del consiglio di sicurezza, forse anche l’Italia potrebbe far parte del Consiglio di Sicurezza. Un modo per riformare questo sistema è attribuire all’Unione Europea un seggio permanente al consiglio di sicurezza, una proposta che a suo tempo fu avanzata dall’Italia. E però venne rigettata, essa avrebbe aiutato l’Europa ad avere una politica estera comune, perché avendo un unico rappresentante al Consiglio di Sicurezza dell’ONU i diversi Governi avrebbero dovuto trovare una linea comune da far seguire al proprio rappresentante.
Domanda: E’ possibile un Unione Europea costruita dal basso, partendo magari da una costituente europea eletta durante le elezioni europee, o saremo costretti ad aspettare la costruzione dell’Europa a partire dall’alto?
Risposta: Oramai l’Europa che c’è è costruita dall’alto, bisogna fare in modo che dall’alto scenda verso il basso. La cosa che impressione moltissimo è la poca attenzione ai temi europei nei singoli paesi e dei rispettivi parlamenti Noi dedichiamo all’Europa come Parlamento Italiano forse tre ore l’anno mentre l’Europa incide sull’Italia modo più di quanto si possa discutere in tre ore l’anno. Questo è il segno che c’è uno scarto tra l’attenzione che si ha per l’Europa ed il ruolo che essa ha nei singoli stati. Noi non possiamo tutto l’anno parlare male dell’Europa e poi stupirci se il referendum sulla Costituzione Europea non passa. Cosa abbiamo fatto per far comprendere l’importanza della costituzione europea. In questo dovremmo promuovere un azione, non so se dall’alto o dal basso, un azione di conoscenza dell’Europa, cioè far comprendere quanto l’Europa sia conveniente per tutti, è ovvio che è più conveniente per alcuni e meno per altri, però quelli per i quali è meno conveniente ovvero Germania, Francia, Belgio Olanda e Lussemburgo fecero a suo tempo una scelta profetica quando scelsero di fare l’Euro e non il Super Marco. Vedete quello fu un momento delicatissimo, c’era la tentazione di fare il Super Marco, ovvero fare un Euro limitato ai paesi più potenti ovvero Francia, Germania, Belgio, Olanda e Lussemburgo. Se nasceva l’Euro solo per questi cinque paesi sarebbe stata una semplice moneta, li ci furono tre persone che ebbero uno straordinario intuito politico, Helmut Kohl, François Mitterrand e Bill Clinton. Essi dissero: se vogliamo costruire un Euro politico dobbiamo metterci pure i paesi meno ricchi, perchè se si fa l’Euro soltanto con i paesi ricchi di fatto è una moneta, se ci metti il Portogallo, l’Italia e la Grecia l’Euro diventa una politica, e questa fu la grande intuizione di Kohl che avrebbe potuto dire benissimo: “Italia ed i paesi meno ricchi non li voglio” , egli perse le elezioni proprio per questo, perché Schröder era contro all’Italia in Europa, e Kohl probabilmente fece un pò di farso in bilancio per far entrare l’Italia. Anche Clinton sostenne questo Euro allargato. Io sostengo la teoria del Dollaro americano, secondo me esiste il partito del Dollaro americano. Per capirci meglio il partito del Dollaro americano è quel gruppo che vuole che l’unica moneta con un potere politico sia il dollaro, ad esempio petrolieri ecc. Bush ad esempio è l’espressione del partito del Dollaro americano, Clinton invece si battè perchè ci fosse accanto al Dollaro politico anche l’Euro politico.
Archiviato in: Informazione, Politica | Tag: Chiodi, Clienterismo, Elezioni Abruzzo, Gianni, Tutti i giovani del presidente
(Clicca qui per vedere il video)
Quando ho visto il video non volevo crederci! In una Regione dove la giunta è decaduta a causa dell’arresto del Presidente e dove una decina tra assessori, ex-assessori, consiglieri ed alti funzionari della Regione Abruzzo sono indagati con l’accusa di associazione per delinquere, truffa, corruzione e concussione, il candidato alla presidenza del PDL crea uno spot in cui incoraggia i giovani a presentare il proprio curriculum presso i banchetti che promuovono la sua candidatura a Presidente della Regione per iscriversi e prenotare un incontro di selezione e formazione all’avviamento imprenditoriale.
Io mi chiedo, ma come ci siamo ridotti? Cos’è questo se non clienterismo?Fatto attraverso uno spot elettorale poi??
Dall’altra parte, per fortuna, il candidato alla Presidenza della Regione di Italia dei Valori (sostenuto da PD,Rifondazione..) Carlo Costantini fa escludere dalle liste elettorali tutti coloro che hanno condanne in via definitiva e coloro che sono coinvolti in vicende giudiziarie.
Archiviato in: Informazione | Tag: 8 Luglio, Di Pietro, IDV, no cav, Piazza Navona
Archiviato in: Informazione, Politica | Tag: Bugie Alfano, Donadi, IDV, Intercettazioni, La7, Ministro della giustizia mente, Omnibus
Qui potete vedere come i numeri sulle intercettazioni telefoniche sono stati gonfiati per far accettare un provvedimento che indebolisce fortemente la giustizia
Archiviato in: Informazione, Politica | Tag: Berlusconi blocca processi, lodo schifani, salva Berlusconi, salva processi, stop intercettazioni
Un gradino dopo l’altro. Passando per una norma che blocchi tutti i processi in corso per un anno, e tra questi principalmente quelli di Berlusconi a Milano (corruzione Mills, diritti televisivi Medusa). E puntando poi diritto a un disegno di legge che riproponga, riveduto e corretto per evitare i fulmini della Consulta, il famoso lodo Schifani, la legge che nel 2003 fermò per sei mesi tutti i procedimenti contro le cinque più alte cariche dello Stato. Cavaliere compreso, visto che l’attuale presidente del Consiglio rivestiva la stessa carica allora e, per giunta nel semestre di presidente di turno della Ue, vedeva incombergli addosso la conclusione del processo Sme.
Il cammino è segnato, i passi legislativi decisi, i testi di massima già pronti, visto che Niccolò Ghedini, avvocato e consigliere giuridico del premier, ha lavorato mentre il capo di Forza Italia stava all’opposizione. L’unica incognita, e non di poco conto, sta nella Lega che vigila, legge e stanga i tentativi di mandare avanti progetti ad personam che poco piacerebbero al suo elettorato.
È già successo, con un doppio e pesante intervento: il primo, con un altolà del ministro dell’Interno Roberto Maroni contro l’ipotesi di riaprire, a tempo ormai scaduto, le maglie del patteggiamento, infilando la norma nel decreto sicurezza. Il secondo stop, ancora riservato, è arrivato dallo stesso Maroni, quando si è profilata l’ipotesi di piazzare, sempre nel dl, un blocco generalizzato dei processi per mandare avanti solo quelli di più rilevante allarme sociale. Maroni ha detto no, al Senato il decreto andrà avanti com’è, ma non è escluso che Berlusconi torni alla carica. L’obiettivo è troppo importante per chi vuole governare con le mani libere da processi passati e futuri.
In questa strategia l’idea di ricorrere a una legge d’urgenza per bloccare le intercettazioni, anche se sarebbe piaciuta al premier per la sua speditezza, non si è mai consolidata in una richiesta esplicita. E dunque quello di ieri – il ddl sugli ascolti che diventa un dl nell’ordine del giorno del consiglio – è un mero errore formale, una svista.
“Sarà stato un lapsus freudiano” come lo definisce, facendosi una risata, Bobo Maroni mentre arriva al Senato per seguire il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità sul dl sicurezza. Maroni s’incontra con l’ex Guardasigilli Roberto Castelli. Tra i due corre una pacca sulle spalle e una battuta. Dice Maroni: “Hai visto? Su corruzione e concussione ho seguito la tua linea. Per entrambi i reati, e per quelli della pubblica amministrazione, le intercettazioni saranno possibili”.
Su questo la Lega, ancora ieri, era rigida e irremovibile. E oggi Bossi lo ripeterà a Berlusconi. Di ricorrere al decreto, invece, non s’è mai parlato perché si è sempre saputo che la strada non era percorribile. Se Berlusconi in cuor suor ci ha pensato e lo ha desiderato non lo ha chiesto. Lo conferma il Guardasigilli Angelino Alfano che non riesce a spiegarsi lo sbaglio. “Decreto? Un incredibile errore, ma un errore e basta. Ci metto la mano sul fuoco”.
Del resto, a Palazzo Chigi tutti sapevano bene, per le tante telefonate intercorse tra il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta e il Colle, quale fosse la posizione di Napolitano. Che poi è la stessa di Ciampi il quale, il 9 settembre 2005, quando Castelli presentò il ddl sulle intercettazioni, escluse che si potesse ricorrere alla decretazione d’urgenza.
La partita è ben altra. E a Berlusconi, che punta a togliersi dai piedi i suoi processi (Milano, e Napoli per i colloqui con l’ex presidente di Rai Fiction Saccà), poco importa di litigare col Colle per le intercettazioni. Per le quale semmai, con la sponda di Napolitano, può spuntare il voto dei democratici.
Il nodo è tutt’altro. Il Cavaliere vuole evitare che i processi di Milano arrivino a sentenza. È irritato per l’accelerazione imposta nel procedimento Mills in cui è imputato per corruzione giudiziaria per via della falsa testimonianza dell’avvocato londinese. Per fermare le toghe c’è una sola via: prima bloccare il processo poi ricorrere a un nuovo lodo Schifani.
Il piano di Ghedini era perfetto. Intrecciato con le norme sulla sicurezza. Poiché i tribunali sono intasati e la polizia si lamenta che ladri e scippatori, una volta arrestati, ritornano liberi, l’unica via è anticipare quei processi. Per farlo bisogna bloccare, per un anno, tutti gli altri. Compresi quelli del Cavaliere. Quando Maroni si è visto mettere sotto il naso il progetto lo ha bloccato. La strategia giudiziaria del Cavaliere ha subito una battuta di arresto.
Ma la norma del congela i processi è lì, pronta a rispuntare da un momento all’altro. Poi toccherà al lodo Schifani purgato da quelle anomalie – la violazione del principio di uguaglianza e del diritto di difesa – che costrinsero la Consulta a bocciarlo. Non serve una legge costituzionale, come la Corte disse a gennaio 2004, quindi il premier può andare avanti. Ma prima i suoi processi devono fermarsi. Lega permettendo.
Archiviato in: Informazione, Politica | Tag: Bufale Governo, Dati Giofiati, Intercettazioni, Stretta intercettazioni
Sostiene il ministro di giustizia Angelino Alfano che “grandissima parte del Paese è intercettato”. Che “il numero delle intercettazioni non può essere giustificato né in base al numero degli abitanti, né in base al nostro ordinamento giuridico”. Che “la spesa è ormai alle stelle: un terzo del bilancio”. Dunque, che mettere mano al codice di procedura penale che ne disciplina l’uso e la pubblicità è ormai passaggio improcrastinabile. Le cose stanno cosi?
Se le si incrocia con i dati statistici più aggiornati (fonte lo stesso ministero di giustizia), le parole del ministro sembrano uscirne rafforzate. I numeri dicono che, nel 2007, nel nostro Paese le utenze intercettate sono state 124 mila 845, quattro volte quelle autorizzate nel 2001, e che questo “ascolto”, diventato ormai, nelle routine delle procure della Repubblica, “principale strumento di acquisizione della prova”, è costato alle casse dello Stato 224 milioni di euro. E tuttavia, i numeri sanno essere bugiardi.
Come ogni addetto – magistrato, investigatore o avvocato che sia – sa ed è pronto a spiegare, il numero di utenze intercettate non equivale ad altrettanti cittadini sottoposti a controllo. In un’indagine penale, uno stesso indagato è intercettato su più utenze: abitazione, ufficio, telefonia mobile. Soprattutto, come la routine giudiziaria documenta, non esiste ormai indagato appena avveduto che non cambi con frequenza settimanale la propria o le proprie schede telefoniche cellulari.
Quel primo numero, dunque – 124.845 – racconta di una popolazione di ascoltati meno fitta di quel che appare. Verosimilmente inferiore agli 80 mila indagati, meno dello 0,2 per cento della popolazione del nostro Paese.
Si potrà dire – come osserva del resto il ministro Alfano – che, anche purgato, resta un numero eccessivo. Ma anche qui, se fonti qualificate del ministero dicono il vero, è un fatto che oltre l’80 per cento delle intercettazioni è autorizzato per reati di criminalità organizzata.
Anche sulla spesa, c’è qualche sorpresa. Nonostante nel 2007 le utenze intercettate abbiano raggiunto il numero più alto degli ultimi sei anni, il risparmio è stato di 84 milioni di euro rispetto al 2005 e di 5 rispetto al 2006. Con un costo unitario per intercettazione di 1.794 euro. La metà del 2005, un terzo del 2002.
“Troppo”, si osserva ancora. “Le intercettazioni si mangiano un terzo delle spese di giustizia”. Ma anche questa circostanza non appare esatta. Il bilancio per la giustizia del 2007 è stato di 7 miliardi di euro, di cui i 224 milioni per intercettazioni non rappresentano evidentemente il 30 per cento. Al contrario, quella cifra è un terzo di uno dei capitoli di bilancio del ministero. Quello cosiddetto delle “spese di giustizia obbligatorie”. Quelle, per intendersi, su cui gravano anche i consulenti, i periti. Le stesse spese al cui pagamento è condannato, per legge, “l’intercettato” riconosciuto colpevole e che, normalmente, il ministero rinuncia quasi sempre ad esigere.
Ancora. I costi per le intercettazioni sono normalmente composti da due voci. Il noleggio delle attrezzature, la tariffa oraria o giornaliera da versare al gestore telefonico (fisso o mobile) per l’uso della linea. Bene, il prontuario con cui, ancora oggi, lo Stato salda queste voci è quello firmato con i gestori 10 anni fa. Più o meno, agli albori della rivoluzione del mercato telefonico. Il ministero paga dunque per intercettare ciò che nessun cittadino si sognerebbe mai di pagare e soprattutto che nessun gestore telefonico si sognerebbe mai di esigere.
Un esempio. Per un’intercettazione ambientale (che funziona attraverso scheda telefonica), lo Stato paga una tariffa business piena da 60-70 euro al giorno. “Con un piano tariffario “you and me” – osserva sorridendo un magistrato – pagherebbe solo il canone della scheda”. Da quel prontuario, a quanto pare, non c’è stato modo di scostarsi. Non sono riusciti i governi di centro-destra. Né quelli di centro-sinistra. Né, l’obbligo di piani tariffari agevolati “per ragioni di giustizia” è mai entrato (come avviene in paesi come la Germania) tra le condizioni necessarie per il rilascio della licenza al gestore telefonico.
Se allora l’argomento dei numeri si dimostra meno solido di quel che appare, resta quello dei “princìpi”. Un lavoro comparativo pressoché dimenticato della commissione parlamentare giustizia del 2006, “svelò” al nostro Parlamento che la disciplina delle intercettazioni telefoniche, nel nostro Paese, è tra le più garantiste d’Europa, sia nella fase in cui viene disposta (su richiesta del pubblico ministero, la autorizza un gip, fissandone il tempo e i limiti), che in quella in cui viene conclusa (vengono trascritte soltanto le intercettazioni ritenute rilevanti e la parte ne viene messa a conoscenza), cessandone la segretezza anche a beneficio dei media e dunque dell’opinione pubblica.
Qualche esempio. Nel Regno Unito, il Paese culla dell’habeas corpus, dove, per legge, l’intercettazione non può costituire in nessun caso fonte di prova in un giudizio, l’intrusione nella privacy del cittadino (quale che sia il mezzo di comunicazione utilizzato) è un provvedimento “investigativo” assunto con decreto dal ministro dell’Interno e a cui sono autorizzati non solo la polizia, ma anche i Servizi Segreti, per un tempo che può arrivare fino ai sei mesi.
Il criterio è quello, discrezionale, della “gravità” del reato che si sospetta si stia consumando. Il materiale raccolto, utilizzato per prevenire un reato ovvero individuarne gli indizi che saranno altrimenti provati, viene distrutto quando ritenuto non più utile e il cittadino intercettato non ne avrà mai conoscenza, a meno che non decida altrimenti un procuratore della Corona.
In Spagna la legge fa acqua ed è stata ripetutamente censurata per sospetta incostituzionalità. Anche qui, come in Italia, in Francia e in Germania (in quest’ultimo Paese la disciplina è rigidamente tipizzata), è un giudice a disporre l’intercettazione, ma sulla base di norme che non individuano nessuna categoria di reati (né in base alla pena, né in base al titolo), ma richiamano soltanto alla loro generica “gravità”. Il che, evidentemente, attribuisce una discrezionalità che facilmente può trasformarsi in arbitrio.



